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estratto... omicidio al cianuro

 
 
 

CRONACA DI UN OMICIDIO AL CIANURO  

Finisce la guerra con Rizzo-Mancuso: il triplice omicidio di Conte, Foti e Giacobbo

L’episodio in questione evidenzia la brutalità dello scontro tra le fazioni, ed inoltre rappresenta uno degli ultimi episodi della lunga serie di fatti di sangue seguiti all’omicidio di Domenico Di Blasi avvenuto oltre un anno prima.
Caratteristica della metodica è la particolare crudeltà che contraddistinse l’operato dei killer, il cui obiettivo era il solo Stellario Conte, elemento vicino a Giorgio Mancuso, ma che non esitarono a sopprimere la vita di altri due giovanissimi la cui unica “colpa” fu quella di trovarsi in compagnia del Conte al momento sbagliato. Dal punto di vista criminologico oltre l’“estroso” tentativo omicidiario effettuato servendosi del cianuro, si deve evidenziare la ricompensa che il boss consegna ai killer, per aver ucciso a sangue freddo tre giovani vite, due delle quali completamente estranee alle logiche della politica criminale, che ammonta alla misera cifra di trecentomila lire, l’equivalente di centocinquanta euro odierne, da dividere tra i due esecutori, dinamiche che esprimono in primo luogo il disprezzo per la vita umana ed inoltre chiariscono che il crimine, inteso come impiego lavorativo, non paga, cioè si sottolinea che le dinamiche della criminalità organizzata non hanno di mira solo la ricchezza, in quanto gli affiliati feroci e spietati sono pronti a tutto, pur di conquistare status e quotarsi tra i vertici.
Anche quest’evento delittuoso viene dettagliatamente ricostruito con il contributo dei collaboratori di giustizia.
Carmelo Ferrara nel contesto della strategia diretta a raggiungere gli obiettivi del gruppo “Mancuso” i cui limitati movimenti impedivano di colpirli nelle maniere tradizionali aveva rilevato della sua possibilità di venire in possesso, tramite degli amici catanesi del fratello, di un certo quantitativo di cianuro, da destinare al “taglio” di sostanze stupefacenti (eroina e cocaina) che avrebbero potuto essere fatte pervenire agli elementi del clan avverso, di cui era nota la propensione ad assumere droga.
Lo stesso Carmelo Ferrara avrebbe preso parte insieme a Domenico Leo alla preparazione del miscuglio mortale, somministrato ad un cane che, secondo il racconto del collaboratore, avrebbe in seguito assunto una colorazione particolare, “un colore tipo celestino, non lo so…”, quindi preparato l’intruglio e ceduto a Giuseppe Mulé che a sua volta lo dava a Salvatore Bonaffini e Antonino Stracuzzi, entrambi amici di Stellario Conte, questi si recavano presso la sua abitazione, con l’intenzione di avvelenarlo tramite la proposta di fruire di un test gratuito per verificare la qualità della sostanza. La sostanza era stata fatta assumere a Spadafora da Stracuzzi e Bonaffini, al Conte e ad altri due giovani, ma, poiché dopo una diecina di minuti la miscela non aveva prodotto l’effetto sperato, il Bonaffini aveva estratto una pistola uccidendo tutti e tre. Come Ferrara avrebbe poi appreso da Bonaffini presso la pescheria del padre di quest’ultimo, l’obiettivo era il Conte che apparteneva al gruppo di Mancuso Giorgio, ma per eliminare possibili testimoni era stato necessario uccidere anche gli altri due giovani, uno dei quali peraltro conosceva il Bonaffini perché insieme a lui aveva adempiuto agli obblighi di leva.
Il pretesto per attirare il Conte in un tranello era dato dalla falsa occasione di “provare” una nuova partita di cocaina. Salvatore Bonaffini ha fornito una dettagliata descrizione dell’episodio e dei fatti che l’avevano preceduto, attribuendosi senza riserve la paternità dell’omicidio ed indicando Mario Marchese come mandante del delitto ed interessato alla morte di Stellario Conte: «…un sabato pomeriggio verso le ore due, se ricordo bene, io e Stracuzzi Antonino siamo andati a Spadafora, sul lungomare di Spadafora e lì siamo andati a prenderci un caffè… lì ci siamo incontrati casualmente con Leardo Luigi. […] Ad un tratto vedo da lontano che veniva con la macchina verso di noi Conte Stellario con un altro ragazzo, niente, gli ho detto a Stracuzzi: “Compare c’è Conte”, Stracuzzi mi disse: “Fermalo, fermalo!”, e l’ho fermato, l’ho salutato. […] si è fermato il Conte Stellario, dice: “compare” – però, signor giudice io a Conte Stellario non lo conoscevo, mi ha scambiato per qualcuno che conosceva però mi ha chiamato Salvatore pure – Dice “compare tutto a posto”, poi diciamo ho capito per chi mi ha sbagliato, per mio cugino Salvatore perché come ho detto prima mio cugino lo conosceva diciamo, li conosceva a lui, a Pellegrino, ogni tanto lì giocano a pallone… Niente mi ha detto lui dice: “cosa fai?”, gli ho detto: “ti presento degli amici”, lo Stracuzzi si è presentato non mi ricordo sotto a quale nome, no di Antonino, Filippo una cosa del genere, gli ho presentato anche a Leardo Luigi, niente mi sono appartato con Conte e gli ho detto che io volevo frequentare Spadafora per spacciare della eroina e cocaina, dice: “Compare qua dice che problema c’è?, ci sono io casomai dice me la vedo io”, niente si è avvicinato pure lo Stracuzzi Antonino e così abbiamo parlato del più e del meno per questo qui. Ma, diciamo, nonché che noi dovevamo spacciare lì a Spadafora, noi lo volevamo tirare nella trappola a lui, a Conte Stellario, infatti abbiamo preso ’appuntamento per la domenica pomeriggio alle ore due dovevamo andare, avevamo l’appuntamento con Conte Stellario alle ore due […] ce ne siamo andati e sono andato a casa di Marchese Mario se ricordo bene e gli ho passato l’ordine, e ricordo bene che Marchese Mario quel giorno mi ha detto a me: “State attenti, aprite gli occhi”. All’indomani verso l’una sono andato a casa di Mommo, di Stracuzzi Antonino, ho preso Stracuzzi Antonino e siamo andati a San Matteo […] Gli ho detto: “Compare con quante pistole andiamo lì?”.
Dice: “No, ho parlato dice con Mulé Giuseppe che ha un po’ di cianuro e lo mischiamo con la cocaina, lo facciamo sniffare cocaina e cianuro”, gli ho detto: “Va be”.
Siamo andati da Mulé Giuseppe che ci aspettava alla chiesa di San Matteo, era incazzato Mulé Giuseppe perché Franco Cuscinà non gliela voleva dare la cocaina. Diciamo, dopo un paio di ore, noi alle tre abbiamo risolto tutto, diciamo alle due e mezza una cosa del genere, abbiamo risolto tutto, l’abbiamo trovata questa cocaina e Mulé Giuseppe me l’ha consegnata a me nelle mani in un pacchetto di sigarette dice: “Compare state attento perché tutto il cianuro che c’è messo lì dentro ammazza un elefante”, queste parole mi ha detto… l’abbiamo visto a lui che stava uscendo da un locale… gli ho detto: “Niente, Stello, sali con me sulla macchina e andiamo e ci facciamo questo giro”, dice: “No compare qui ci sono due amici miei, uno è mio figlioccio”, una cosa del genere, e un altro dice: “Non li posso lasciare da soli”, gli ho detto: “Conte, ma se tu hai detto l’appuntamento da solo, tu ora hai portato altri due ragazzi, qui come facciamo?”. Dice: “Va bene, sono affidabili”, non c’era problema come voleva fare capire lui e gli ho detto: “Andiamo in un posto appartato”, dice: “No, compare, vicino qui c’è un appartamento che è mio”, e siamo andati a casa di Conte Stellario, io, Conte e Stracuzzi e quei due ragazzi ci seguivano con una macchina… arrivati in questo appartamento, mi sono messo a guardare la casa… perché a primo impatto mi sono spaventato quando sono entrato dentro casa perché mi spaventavo che Conte ci aveva tirati nella trappola a noi, essendo che il Conte era un affiliato a Mancuso mi sono spaventato. Poi quando siamo entrati nell’appartamento abbiamo visto che non era come pensavamo noi, mi sono messo nel tavolo e gli ho detto, sempre parlando con Stellario: “Compare, c’è la cocaina che è troppo forte, è buona, la dobbiamo spacciare quest’estate qui a Rometta”. Dice: “Compare, me la fate provare?”, gli ho detto: “Che problema c’è”, gliel’ho messa sul tavolo e gli ho preparato una striscia per lui, gli ho detto: “Né io e neanche lui facciamo uso di sostanze”, gli abbiamo riferito a Stellario, poi gli ho detto: “Anzi questi due ragazzi qui che fanno?”, dice: “No, noi neanche fumiamo”.
L’unico apparente cambiamento del Conte era costituito da un’abbondante sudorazione, accompagnata dalla sensazione, esternata dal giovane, di una particolare efficacia della sostanza assunta: “Compare, è forte questa cocaina, ’na bumma è!”.
Ricordo bene che mentre Conte Stellario stava sniffando un ragazzo di quelli, non ricordo chi era uno dei due, mi ha detto: “Ma tu non sei Bonaffini, quello che abbiamo fatto il militare insieme”, gli ho detto: “Dove?”, dice: “Ad Udine”, allora mi è gelato il sangue, gli ho detto: “Sì, io sono, Bonaffini”, e mi ha guardato subito in faccia Stracuzzi Antonino, per fare qualcosa con questi due ragazzi, li dovevamo ammazzare, non c’era ormai più niente da fare. Siccome io avevo la pistola in macchina, pensavo che ce l’aveva Stracuzzi, sono sceso con una scusante giù in macchina, ho preso la pistola e quando sono risalito su gli ho detto a Conte Stellario se avevano una radio, uno stereo, dice: “No, non ho niente”. Ci siamo guardati in faccia sempre io e Stracuzzi Antonino e gli ho detto: “Compare, allora ce ne andiamo”, si parte Conte Stellario e dice: “No, andiamo al bar e ci prendiamo un caffè”.
Siamo scesi tutti giù, io e Stracuzzi Antonino siamo scesi prima, siamo usciti e ci siamo fermati a 50 metri da casa sua, guida vicino. Stracuzzi era a lato, io sono sceso dalla macchina e quando si è avvicinato Conte Stellario vicino a me gli ho cominciato a sparare, gli ho sparato a Conte Stellario e a quei due ragazzi che c’erano. Uno ha aperto lo sportello della macchina ed è scappato, se ne è andato via, infatti io sono scappato subito sulla mia macchina e gli ho detto a Stracuzzi: “È scappato quello lì”, e Stracuzzi dice: “Siamo rovinati, quello che è scappato è probabile che è quello che ha fatto il tuo nome, quello che avete fatto il militare insieme”.
Ce ne siamo andati e siamo andati a casa dello Stracuzzi subito, abbiamo preso l’autostrada e siamo scesi al rione Giostra, a casa dello Stracuzzi e lì mi sono cambiato, mi sono dato una sciacquata, poi ho preso la mia macchina e me ne sono andato. All’indomani sono andato a casa di Marchese Mario, io e Piero Mazzitello, e lì abbiamo trovato a Luigi Sparacio, eravamo io, Sparacio, Marchese e Piero Mazzitello e gli ho detto quello che era successo, dice Marchese: “So tutto riguardo il triplice omicidio”, si parte Sparacio Luigi e dice: “Avete fatto bene che avete ammazzato pure a quei due, purtroppo hanno fatto il vostro nome e dovevano morire, erano due testimoni”»

 
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