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estratto... carcere-albergo

 
 
 


IL CARCERE ALBERGO


“Facci ’i sola” è riuscito a gestire l’organizzazione e a dettare i propri ordini direttamente dal carcere in cui era detenuto da diverso tempo e per diversi reati. Il sanguinoso boss è riuscito ad uccidere anche tra le mura “correttive” della casa circondariale di Reggio Calabria, luogo in cui si è consumato l’omicidio dello “smilzo”, altro noto personaggio messinese … pianificando un delitto che ha dell’incredibile, dopo aver rubato al refettorio penitenziario un cucchiaio e dopo averlo nascosto all’interno della cella, si è dedicato con costanza, nella penombra del tugurio, a un lavoro artigianale maniacale, trascorrendo diverse settimane, nascosto dall’occhio vigile delle guardie, con impegno e devozione, a trasformare l’innocua posata in un micidiale pugnale, per così, successivamente, sfogare la sua ira, assestando più di cento pugnalate sul povero cadavere dello “smilzo”. […]
Il carcere è la casa dei boss detenuti e al cospetto di regole e istituzioni, all’interno della casa circondariale loro sono i padroni assoluti ed incontrastati, tanto da esser capaci di riuscire nell’impensabile, come appurato dalle varie indagini, nelle loro celle non mancano, infatti, gli alcolici, la droga, le armi e il tempo, spesso, è occupato nel pianificare attività criminali tra un summit di mafia e l’altro. […]
Numerosi sono i casi, come accennato, in cui i mafiosi riescono ad avvalersi anche dei cosiddetti aiuti “interni”, cioè pubblici ufficiali corrotti, pronti a prestarsi per qualsiasi missione, come dimostrano i vari esempi, forniti dalle cronache giudiziarie, accaduti nelle varie case circondariali e soprattutto nel carcere-albergo di Gazzi-Messina. […]
I detenuti all’interno del carcere di Messina godevano di massima libertà, decidevano dove e con chi dividere la cella. Solitamente i due gruppi criminali cittadini all’interno della struttura carceraria si dividevano in due diversi reparti, gli affiliati al Clan Costa erano soliti soggiornare al “Reparto Cellulari” mentre i detenuti del Clan Cariolo alloggiavano al “Reparto Camerotti”. Secondo quelle che sono le testimonianze dei pentiti, spesso le celle all’interno dei reparti venivano lasciate aperte e loro erano “autorizzati” ad incontrarsi e confrontarsi quando lo ritenevano opportuno.
Molti malavitosi furono perfino “battezzati” all’interno della casa circondariale, dove si svolgeva il rito di affiliazione e si coglieva l’occasione per impartire ordini e attribuire direttive.
I “ruoli” venivano rispettati anche all’interno delle mura carcerarie, dove non vigeva la legge dello Stato, bensì quella dei Boss. Era un palese oltraggio non rispettare le direttive di un Capo, che non poteva essere contraddetto, era assolutamente impensabile sbeffeggiarlo o deriderlo, ogni affronto poteva essere sanzionato col sangue, poiché denigrare significava ledere l’onore, e questo non poteva essere accettato da chi dell’onore faceva il suo Vangelo. In base a questa logica, venne deciso ed eseguito l’omicidio di Natale Morgana detto “bratta”, un povero ragazzo incosciente con qualche problema di mente, resosi responsabile di aver oltraggiato il boss davanti a tutti, la grave mancanza di rispetto non poteva che prevedere la pena di morte …


 
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