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Poliziotto criminologo "racconta" la Mafia a Messina  

Martedì 18 Febbraio 2014 08:29

Marcello La Rosa, assistente capo della Polizia scientifica, racconta in un libro, come la provincia messinese, venga "ritenuta - a torto - marginale e priva di efficacia sul tessuto socio-economico locale. "Messina invece – scrive - è da sempre una città appetibile dalle organizzazioni criminali".
di Rodrigo Foti


Crocevia fra Occidente ed oOriente nel Mediterraneo, Messina è da sempre una città appetibile dalle organizzazioni criminali, sulle quali un alone di mistero, durato da secoli, ha incominciato a diradarsi per l'azione della magistratura e delle forze dell'ordine impegnate da molti anni a questa parte in una lotta senza quartiere. A loro si è affiancato l'interessante contributo di Marcello La Rosa, assistente capo di Polizia Scientifica alla Questura peloritana nonché criminologo, il quale avvalendosi della collaborazione di eminenti esperti, tra cui la studiosa Titti Cuomo, ha pubblicato qualche mese fa un libro dal titolo "Il fenomeno mafioso. Il caso Messina", opera prima sotto il profilo bibliografico di settore, giacché la letteratura delittuosa ha profuso in gran copia lavori sulla mafia palermitana e su Cosa Nostra a livello internazionale, ma giammai alcuna parola è stata scritta su quella messinese, ritenuta a torto marginale e priva di efficacia sul tessuto socioeconomico locale. Il libro è suddiviso in due parti, di cui la prima offre l'analisi dettagliata di un'associazione a delinquere, che può definirsi un unicum non solo per l'articolazione interna, ma anche per la capacità d'interagire con sodalizi delinquenziali di differente ubicazione geografica, come ad esempio la 'ndrangheta, e la sua evoluzione fino ai giorni nostri comprendendovi casi particolari, quali il carcere-albergo di Gazzi, un modello di detenzione del tutto originale; la seconda illustra la tipologia imprenditoriale nonché l'approccio al territorio contrassegnato dal rapporto con gli abitanti, con alcuni partiti politici e dal ruolo assunto dalle donne di mafia. Peculiare rilievo assume nel contesto dell'opera il fenomeno del pentitismo, usato dagli artefici non come uno strumento previsto dalla normativa vigente per giungere alla verità dei fatti, ma come un dispositivo per abbandonarsi a vendette personali trascinante qualsivoglia personaggio della vita pubblica messinese nel vortice dell'illegalità. La trattazione degli eventi è accompagnata da un'interpretazione frutto dell'accurato studio sulle teorie di importanti sociologi, psicologi, pedagogisti e criminologi internazionali nel tentativo talora efficace di dare una soluzione ad un'atavica piaga dilaniante una città dalle notevoli risorse e potenzialità. Non è risparmiata inoltre una severa critica alle istituzioni nazionali, che in maniera tardiva hanno preso atto della mafia soltanto nel 1982 con l'introdurre il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso nel Codice Penale, nonché a quelle locali ed alle forze dell'ordine accusate all'epoca d'inconcludenza ed inefficienza dovute anche ad un sistema giudiziario a tutt'oggi semiparalizzato ed incapace di garantire la certezza della pena. "Il fenomeno mafioso. Il caso Messina" di Marcello La Rosa è dunque un libro da leggere per cogliere al meglio e profondamente gli aspetti di una realtà negativa, sulla quale, come chiosa lo stesso autore, tutti i cittadini hanno il dovere di vigilare e denunciare, per non sommergere la propria dignità e speranza ed essere "arbitri del nostro futuro".


 
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